L’uomo torna sulla Luna. O meglio: le navigherà intorno. È in programma per questa notte italiana il lancio della missione Artemis II da Cape Canaveral, in Florida. L’evento è a dir poco storico: 4 astronauti a bordo del razzo circumnavigheranno il nostro satellite in 10 giorni di viaggio. Leggo che si tratta del viaggio più lontano dalla Terra mai fatto da umani. La mente non trova paragoni: io negli anni delle Missioni Apollo non ero ancora nata, e l’unico rimando figurativo che trovo per un viaggio del genere, che è del tutto fuori dall’esperienza umana, è una cosmicomica. Sì, proprio una cosmicomica di Italo Calvino.
La distanza della luna
“La distanza della luna” è la prima Cosmicomica, nel senso che è la prima che Calvino scrisse, la prima immagine da cui si generò l’intero progetto, ma è anche la prima che si incontra una volta aperto il volume di racconti del tutto innovativi che lo scrittore diede alle stampe nel 1965. Sono da poco passati i 60 anni dall’uscita di un libro pressoché unico, e per l’occasione ho dedicato un paio di incontri sul tema al Planetario di Imperia.
“La forma della Luna – Italo Calvino tra letteratura e scienza” è un format che avevo inventato nel 2023, in occasione del centenario di Italo Calvino, coinvolgendo – e venendo fortunatamente a mia volta accolta! – il Museo navale di Imperia con il Planetario, dove lavorano i planetaristi e divulgatori del Comitato Antikythera e Osservatorio Astronomico del Righi di Genova. Ovvero, per quanto riguarda la mia esperienza, gli splendidi Walter Riva e Marina Costa.
Nel comunicato stampa avevo scritto che la serata – poi diventata due serate nel 2023 e altrettante nel 2025 – era dedicata a Italo Calvino e al suo rapporto di scrittore e intellettuale con l’osservazione dello spazio – in particolare della Luna. La scusa “lunare” mi serviva nel primo caso per valorizzare al massimo il luogo peculiare in cui ci trovavamo: un planetario, uno strumento a forma di luogo, capace di farci vedere ciò che, come umani, non potremmo mai vedere, e cioè il tramonto di ieri o di secoli fa, l’alba che avremo a Imperia tra 50 anni, oppure una limpida sera d’estate in una notte di dicembre.
Nel secondo caso, a 60 anni dalle Cosmicomiche, mi sembrava evidente l’assonanza tra questo luogo e l’orizzonte di racconti inediti per la letteratura italiana, dove la scienza prova ad assistere l’immaginazione letteraria in un decennio peculiare, proprio quegli anni Sessanta delle grandi esplorazioni spaziali. Calvino partecipò al dibattito sui giornali legato alle prime missioni Apollo, poi coronato dall’allunaggio del 1969. Neanche a dirlo, era a favore di questa nuova frontiera spaziale, la immaginava come una possibilità per l’uomo di estendere l’orizzonte e, fronteggiandosi con una nuova prospettiva, del tutto inedita, riuscire a ridare un senso profondo alla parola letteraria. Le Cosmicomiche sono di fatto la sua nuova cosmogonia, il tentativo di uno scrittore di dare voce a ciò che l’uomo, prima di allora, non aveva mai visto.

La prospettiva lunare
“La distanza della luna”, in particolare, ci avvicina al nostro satellite anche oggi che una missione spaziale ritorna dopo anni ad avvicinarsi all’orbita lunare, abbandonando ogni visione, prospettiva e conoscenza che noi persone comuni – di certo non astronauti – abbiamo. La visione dalla quale si avvia questo racconto è così “immaginifica” e al contempo poetica che va ricordata. Calvino immagina infatti, partendo da uno spunto scientifico, che ci sia stata un’epoca in cui la Luna era così vicina alla terra che la si poteva esplorare semplicemente salendoci con una scala a pioli.
La scena di apertura del racconto visualizza proprio questo semplice gesto, che avviene da una barca, in mare, con pescatori-esploratori abituati a compiere i loro allunaggi in cerca del latte lunare, a detta del racconto ottimo. In molti avranno presente il cortometraggio Pixar che ne è stato tratto, un piccolo capolavoro. A un certo punto avviene lo strappo: la luna si allontana. La possibilità di leggere stralci del racconto, e rivivere la storia con l’aiuto del planetario è stata incantevole: i planetaristi hanno studiato una proiezione ad hoc che ci portasse insieme al protagonista proteiforme, Qfwfq, dalla Terra alla Luna, e poi sulla Luna, a contemplare la prospettiva del tutto inedita del nostro pianeta lontano, con la sua aria azzurra.
È proprio questa immagine che mi torna in mente quando penso agli astronauti di Artemis. Loro non toccheranno la Luna, ma saranno al contempo dei pionieri. Voleranno (cito dalla pagina di divulgazione scientifica Chi ha paura del buio) a una distanza di circa 7500 km dalla superficie lunare, non entrando in orbita intorno al satellite ma facendo una sorta di sorvolo ravvicinato che, sfruttando la gravità lunare, li immetterà poi in una traiettoria di rientro verso la Terra. Penso che Calvino, a leggere e vedere queste cose, avrebbe sgranato gli occhi incuriosito.
Traiettorie poetiche, missioni e sguardi
Le Cosmicomiche sono un libro di svolta con cui, poco più di mezzo secolo fa, Calvino inaugurava un nuovo genere letterario anticipando la necessità di spostare il punto di vista oltre le logiche antropocentriche. Era stato spinto lì dalle tante letture, certo, e dalla sua personale traiettoria poetica. Senza dubbio lo aveva portato a immaginare orizzonti spaziali anche la domanda costante della sua ricerca, quella legata alla capacità della parola letteraria di descrivere il mondo non scritto (figurarsi quello nemmeno mai visto!). Questione di visioni, di prospettive, di sguardi.
Ecco, ancora, perché credo sia stato molto prezioso e poetico leggere Calvino e riflettere sulla straordinaria modernità delle Cosmicomiche dentro al planetario, toccando con mano la complessità di una “missione” letteraria tra le più luminose del Novecento, e facendosi inebriare da spazi ed elementi per vivere e vedere i quali dovremmo essere tutti astronauti, e a volte non basterebbe nemmeno. Sulla scia delle Cosmicomiche, e in particolar modo dei rimandi molto sanremesi che “La distanza della luna” ha (sembra che, prima cosmicomica pensata, fu scritta proprio alla scrivania di Villa Meridiana, e io stessa in mostra a Roma ho trovato un’immagine analoga a quella di apertura in uno scritto di un giovane Calvino ancora residente a Sanremo), il percorso “spaziale” del mio Calvino al planetario includeva anche altre chicche.
Perché, sebbene la Luna sia a suo modo protagonista in diverse Cosmicomiche cambiando faccia e conducendo verso nuove riflessioni, al satellite più amato dai poeti italiani nell’immaginaria linea che collega Galileo (sì, non è un poeta ma Calvino nelle Lezioni americane lo intende così, parole sue), Ariosto e Leopardi, lo stesso Calvino aveva dedicato altri racconti. Uno è una perla di grazia e godibilità, risale al 1963 ed è “Luna e Gnac”, da Marcovaldo; l’altro ci porta più avanti, nel 1985 della morte prematura di Calvino. In questo caso il protagonista intento a osservare da Terra la Luna è Palomar, buffo personaggio tutto teso a guardare e provare a descrivere. E proprio lui in “Luna di pomeriggio” fa una cosa che quasi nessuno fa mai: si accorge del sorgere della luna in un azzurro pomeriggio di sole. La descrizione che Calvino fa seguire, e che al Planetario abbiamo accompagnato con una proiezione in cui luci e posizioni nel cielo variavano lentamente, proprio come nel corso della giornata, è un pezzo di letteratura meraviglioso che solo a pensarci, dopo che tante volte l’ho declamato leggendolo a voce alta, fa venire i brividi.
Non so se le immagini di Artemis intorno alla Luna ci trasmetteranno la magia e l’assoluta novità di sguardo che gli astronauti a bordo vivranno. Qualora l’effetto non funzionasse, per volare nello spazio e provare un po’ di magnifico spaesamento, ricentrandosi come elementi umani sul pianeta, mi sento di consigliare un po’ di Calvino. Lui sulla Luna non ci era andato, almeno con il corpo. Ma con la mente ha fatto viaggi spaziali degni di Artemis!
Molto del rapporto di Calvino con la Luna e le scienze dello spazio, e di come tutto questo sia confluito nelle Cosmicomiche, l’ho studiato in Pensare l’universo, di Massimo Bucciantini.