Si intitola “Gli spazi di Italo Calvino”, lo scrive Virginia Giustetto ed è l’ultimo volume uscito per la collana Carocci del Laboratorio Calvino. Considerato il mio percorso di esplorazione ormai più che decennale non tanto e non solo di Calvino, quanto del suo rapporto con lo spazio, potevo permettermi di farmi sfuggire questo studio? Risposta ovvia: no. Quindi eccomi qui a fare il punto su questo volume che affronta con un approccio critico peculiare il rapporto tra Calvino e lo spazio. Che Calvino abbia usato lo spazio come coordinata principale, spesso intrecciandone le declinazioni alla questione dello sguardo e dell’osservazione è un dato noto e affrontato da tanti studi, mia tesi dottorale, per quel poco che vale nella critica generale, inclusa. L’introduzione di Gli spazi di Italo Calvino sbandiera un po’ di questioni a fondamento di questo rapporto dell’autore con lo spazio: l’attenzione alla percezione della realtà, ai suoi meccanismi…
Questa intervista a tre, che considero una delle occasioni più fortunate della mia storia professionale, è stata pubblicata originariamente il 28 dicembre 2017 su…
“Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose – conclude il signor Palomar –, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto.…
Chi si occupa di guide letterarie lo sa: la materia, ammesso la si possa chiamare tale, ogni tanto scivola di mano, è difficilmente addomesticabile.…
Martin McLaughlin si è spento lo scorso gennaio. Proprio poco, pochissimo prima che uscisse per la collana del Laboratorio Calvino di Carocci il suo…
A gennaio 2025 ha inaugurato a Torino una bellissima mostra che resterà visitabile fino al 6 maggio. Giro di posta. Primo Levi, le Germanie,…
Lo scorso febbraio ho fatto una cosa che, professionalmente parlando, era del tutto nuova. Ho partecipato a una formazione internazionale finanziata dal programma Erasmus…
Curioso parlare di scrittura à contrainte, intrigante leggere dell’Oulipo, sfizioso conoscere vincoli formali e idee degli scrittori e intellettuali che usavano questo modo di…
Apparentemente infinito, asettico, futuristico forse, con il suono attutito dei tappeti meccanici, la forma di un tunnel che scava dentro la roccia. Procedo verso…
