Si intitola “Gli spazi di Italo Calvino”, lo scrive Virginia Giustetto ed è l’ultimo volume uscito per la collana Carocci del Laboratorio Calvino. Considerato il mio percorso di esplorazione ormai più che decennale non tanto e non solo di Calvino, quanto del suo rapporto con lo spazio, potevo permettermi di farmi sfuggire questo studio? Risposta ovvia: no. Quindi eccomi qui a fare il punto su questo volume che affronta con un approccio critico peculiare il rapporto tra Calvino e lo spazio. Che Calvino abbia usato lo spazio come coordinata principale, spesso intrecciandone le declinazioni alla questione dello sguardo e dell’osservazione è un dato noto e affrontato da tanti studi, mia tesi dottorale, per quel poco che vale nella critica generale, inclusa. L’introduzione di Gli spazi di Italo Calvino sbandiera un po’ di questioni a fondamento di questo rapporto dell’autore con lo spazio: l’attenzione alla percezione della realtà, ai suoi meccanismi…
“Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose – conclude il signor Palomar –, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto.…
Chi si occupa di guide letterarie lo sa: la materia, ammesso la si possa chiamare tale, ogni tanto scivola di mano, è difficilmente addomesticabile.…
Martin McLaughlin si è spento lo scorso gennaio. Proprio poco, pochissimo prima che uscisse per la collana del Laboratorio Calvino di Carocci il suo…
A gennaio 2025 ha inaugurato a Torino una bellissima mostra che resterà visitabile fino al 6 maggio. Giro di posta. Primo Levi, le Germanie,…
Curioso parlare di scrittura à contrainte, intrigante leggere dell’Oulipo, sfizioso conoscere vincoli formali e idee degli scrittori e intellettuali che usavano questo modo di…
La prima volta in cui ho sentito parlare di Il sorpasso, articolo inedito di Italo Calvino, ero alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ed…
L’edizione è numerata, la carta di pregio, il disegno di copertina essenziale eppure già così comunicativo. Cercavo “I giorni del mare” di Pierre Adrian,…
La prima immagine che mi viene in mente quando penso a un groviglio, è la massa di fili che tirai fuori con aria afflitta…
