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25 giorni a casa

Quindi è venerdì. Una settimana che è volata, non so bene come, il tempo ha perso consistenza, frena frena frena. Eccoci: è venerdì. Fa un freddo invernale, piove, tutto è grigio, statico, un po’ vuoto. Oggi mi sento così: le ore si accavallano e concludo poco. Ho freddo, i pensieri tornano sui guai che sento e vedo intorno. Dovrei finire cose, anzi vorrei, perché questa tensione del “to do” mi disarma e mi stacca dall’ambizione vastissima che sto coltivando e che scalpita oggi più che mai: studiare. Studiare come soluzione lenta, come desiderio che finalmente, dopo anni, si ritrova. Studiare come voracità di saggistica che scalza il passo alla narrativa già da un pezzo. Forse ce n’era bisogno, forse era quello che volevo da tanto. Meno computer, più pagine. E magari tornare a imparare cose, ci provo già da oggi, in modo fallimentare con Indesign e le sue versioni non…