Book Pride a Genova: prima edizione

Genova, capoluogo della mia regione. Genova, città dove non ho studiato come invece fa la maggior parte della gente che arriva da Ponente come me, città che dunque non conosco così bene, dove mi perdo facilmente se esco dalle mie solite quattro strade imparate all’epoca del liceo e per fortuna mai scordate. Genova, città che c’entra sempre in qualche modo, eppure resta al margine: ci ha studiato tanta gente che conosco, ma io no, io mi sono costruita tutto a Torino; è la prima città utile dove arrivare per partire in vista di qualche viaggio, sia esso in treno o in aereo, però ci sono anche Nizza e Torino. A Genova c’è la redazione del giornale per cui lavoro, Mentelocale, che nasce a Genova, e che conosco da tempo, ma che però ha aperto nel 2016 una redazione torinese, che è quella di cui faccio parte io, ma le riunioni si fanno lo stesso a Genova, dove “noi” torinesi andiamo sempre volentieri, perché una boccata di mare e la vista da Castelletto scaldano il cuore, vuoi mettere?

Genova, il porto, Sampierdarena, le acciaierie viste dal treno, l’aeroporto ricavato sul mare, le navi da crociera, la sopraelevata, il matitone e De Ferrari con la sua fontana dove andarsi a sedere mangiando una focaccia. Genova che risuona di poesie, canzoni e scorci, tra persiane verdi, carruggi e una selva di vicoli da perderti come un labirinto. Genova dei palazzi barocchi di via Balbi, la strada dell’università, piazza della Nunziata che ad attraversare azzardi ogni volta perché non c’è il semaforo, mentre procedi verso via Cairoli e poi Strada Nuova, via Garibaldi tirata a lucido, patrimonio Unesco coi suoi palazzi nobiliari. E Palazzo Ducale, cuore della cultura cittadina, con le sue grandi mostre, eventi, saloni e da quest’anno anche con una fiera interamente dedicata ai libri e all’editoria indipendente: Book Pride, che a Genova ha inaugurato la prima tappa del suo tour in giro per l’Italia, portando il verbo dell’editoria indipendente nel centro della città da venerdì 20 a domenica 22 ottobre.

Vuoi non andare a vedere com’è?!

E allora eccomi qui, venerdì all’alba, dopo un incontro-scontro con la fittissima nebbia torinese intrisa di smog, cavalco verso la stazione diretta a Genova, dove arriverò a mattinata già avviata. Il treno attraversa distese di lattiginosa pianura, chilometri e chilometri, e poi a un certo punto, poco dopo Ronco Scrivia, è chiaro nell’aria che qualcosa cambia: abbiamo bucato il velo, il cielo è azzurro estate, c’è il sole e poi eccolo, guarda, dopo il ponte c’è già il mare, il mio mare. Uno già sarebbe felice così, sopravvissuto ai residuati padani e arrivato leggero sulla costa. Ma questa volta è ancora meglio: è venerdì, mi aspettano i libri, gli incontri, le persone che saluterò. Devo andare a Palazzo Ducale, sia perché c’è Book Pride sia perché – ironia estrema della sorte – la redazione di Mentelocale sta proprio lì, a Palazzo Ducale. Mi avvio abbagliata dal sole di una giornata degna dell’ottobrata 2017, sento odore di cipolla, mi immagino la focaccia, respiro aria che sa di casa anche se Genova non è mai stata casa. Eppure, funziona così.

Non lo so perché funziona così, ma è lo stesso motivo per cui sono orgogliosissima che Book Pride sia qui, finalmente, una cosa dedicata ai libri in Liguria! Perché va bene Milano, capitale dell’editoria, e va benissimo Torino, con la sua storia preziosa di letterati e intellettuali e case editrici. Ma ci saremmo anche noi. Gente che arroccata dal suo strapiombo sul mare contempla l’orizzonte e legge, legge tanto (la Liguria è una delle regioni dove si legge di più, fonte Istat), impegnandosi anche a fare cultura. Certo, le case editrici sono poche, piccole, forse non troppo coraggiose: nessuna spicca quasi mai. La geografia e i collegamenti non aiutano, e forse non lo fa nemmeno la mentalità, quella la conosco molto bene. Chiusura, autoreferenzialità, e forse è proprio la geografia a causarle, da secoli. Però Book Pride è arrivata a Genova per davvero, ed è una bella apertura verso l’esterno, un abbraccio che accoglie e, lo spero tanto, dopo questa tre giorni, lascia una finestra aperta là fuori, per impegnarsi, darsi da fare e vedere che succede anche qui, per una volta.

Venerdì era il primo giorno, per di più giorno lavorativo, eppure le bancarelle delle case editrici nel pomeriggio sono andate affollandosi. C’erano delle ottime case editrici, tantissime delle quali seguo ormai da anni: 66thAnd2nd, E/O, Nottetempo, Sellerio, Nutrimenti (con la collana “mare” che secondo me è stupenda e a Genova lo è ancora di più), Miraggi, NN, Exòrma, Fazi, L’orma, Sur, Minimum Fax, Iperborea, e tanti altri che ora a memoria non ricordo. Editori che fanno cose belle, da cui arriva una fetta consistente delle mie letture, dei miei viaggi, delle mie conoscenze. Perché andare alle fiere dell’editoria è anche, per chi un po’ ci bazzica per lavoro e ha a che fare con i libri, incontrare persone. Per esempio il mitico social media manager di NN editore (qui, a proposito, potete leggere la recensione dell’ultimo Kent Haruf), oppure l’ufficio stampa di Exòrma, che ho sentito tante volte via mail e dal vivo è ancora più gentile e simpatica, e se poi mentre sei con lei arriva Marino Magliani, autore Exòrma, è festa e sorrisi (anche qui trovate la recensione dell’ultimo libro di Magliani che ho scritto per LuciaLibri). E poi ancora Miraggi, che è torinese e con cui di solito ho contatti invisibili via mail, e Voland, con cui chiacchierare dei bei libri pubblicati da loro, letti e non dimenticati (anche in questo caso, uno dei recenti lo trovate qui). Ah, e poi Fazi, davanti a cui inchiodo e contemplo la bellezza di tutti quanti i volumi della saga dei Cazalet e confesso di essere un po’ indietro, ho letto solo il primo, ma tranquilli eh, che ce li ho tutti! (Che poi, avete notato come tre delle saghe/-ilogie più lette degli ultimi tempi siano di editori indipententi? In testa Elena Ferrante di E/O, e poi i Cazalet  della Fazi e la Trilogia della pianura di Haruf, editore NN).

Genova e Book Pride hanno fatto questo strano effetto qui, che mentre vai e sai di essere in una città che non è la tua e dove non hai in fondo legami, succede che ti senti a casa. A casa perché lavori su Torino ma la redazione è qui, e poi perché l’autore che incontri è uno delle tue parti, che fa anche un po’ sorridere, e mentre passeggi capita una collega di cui hai presentato il libro la scorsa settimana, e ti dice che ci vediamo presto, e poi anche un’amica di casa tua, e fai un giro per i vicoli e in effetti sì, che bella la Liguria! Che bella casa, che bello sentirsene parte, come scorrendo libri tra i banchetti delle case editrici, micro universi che, lo sai bene, si impegnano un sacco per fare grandi lavori, ed è lì che ritrovi tantissime, ma davvero tantissime copertine di storie lette, tasselli dell’esistenza letteraria, che poi diventa esistenza reale, persone, sguardi e strette di mano. Immagini che si mescolano, fino a diventare una cosa sola, che rende coerente anche la gita di un solo giorno a Genova per vedere con i miei occhi Book Pride.

E sì, va bene: all’inaugurazione non c’era Luca Bizzarri, presidente di Palazzo Ducale, le informazioni ogni tanto erano un po’ farraginose, qualche orario degli appuntamenti è slittato, ma in fondo era solo venerdì, era solo il primo giorno del primo anno del primo esperimento, per Book Pride ma soprattutto per Genova. Io spero sinceramente che questa manifestazione segni un successo, che si dimostri economicamente sostenibile e l’anno prossimo torni più bella e forte, con un pubblico che già la conosce e l’ha apprezzata pronto a rivarcare quella soglia, e con nuovi curiosi che si spingeranno fino a Palazzo Ducale dismettendo l’aria ligure mugugnosa, e tra il cliché più classico che profuma di pesto, trofie e focaccia, accetti di lasciarsi trascinare per mano nel fantastico mondo dei libri. In barba al pessimismo tipicamente ligure, vi lascio con una gallery e un po’ di foto di venerdì!

Book Pride a Genova: prima edizione

Come il Divoratore di Libri

Book Pride a Genova: prima edizione

“Strade bianche” – Enrico Remmert (Marsilio)

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