Avevo una sciarpa damascata avvolta intorno alle spalle per il freddo che c’era in casa, gli occhiali, quelli con le lenti per stare davanti al pc, ero seduta alla scrivania a lavorare, come ho fatto tante, tante volte prima e dopo quel giorno. Era il 16 dicembre 2016, pomeriggio, c’era la luce sullo sfondo, sarà stato più o meno come ora. Era l’ultimo giorno dei miei 29 anni, un pomeriggio in cui le ore passarono senza che mi ricordi bene cosa avevo fatto – forse sbobinato delle interviste -, e in cui so di certo che a un certo punto scattò la sera, arrivò la mia amica e finì con due Leffe, come se all’improvviso, alle soglie dei 30 anni, avessi imparato a reggere due birre rosse. La testa, in effetti, un po’ mi girava, ma era tutto uguale a prima: il locale, la gente, io, la mia amica. Però…