Settembre 2017

Di solito si andava ancora al mare, a settembre: prima della fatidica data della scuola, ma anche dopo, e si andava in vacanza, in posti di mare, e si seguivano eventi legati al mare. Invece, quest’anno a settembre non ho fatto nemmeno un bagno, il mare è come sparito, ritirato dopo un paio di mareggiate che hanno inserito il disco dell’autunno stabilendo che l’estate doveva forzatamente finire. Ed è stato un settembre lunghissimo, denso e pieno zeppo di cose da perderle indietro nel tempo, come se l’estate, prima, non ci fosse mai stata, come se andare a fotografare la libecciata che si portava via i ciottoli tra cui poco prima trovavo conchiglie fosse una condizione permanente. La mareggiata, che inonda l’aria di particelle di salmastro e a volte crea scenografici effetti ottici, come un arcobaleno nato in mezzo al mare, rampante verso lo scoglio più alto e impervio.

Settembre inizia come promesso: con la pioggia, con il freddo. Con una giornata di spiaggia che salta, e una cena improvvisata ad Alassio, cambiamenti in corso, l’agenda del mese ben chiara davanti, anche se sembrava strano doverci già pensare, tra progetti di vita e progetti di vacanze. E prosegue con una piccola impresa e tanta magia semplice, quella delle mongolfiere di Bellissimi, il piccolo borgo della Val Prino, sopra Dolcedo, dove ogni anno, la prima domenica di settembre, prendono il volo queste creazioni così leggere e sognanti che è irresistibile non sorridere un po’, non scattare una foto a quel simpaticissimo pallone tondo che prenderà la via del cielo, del vento, e chissà dove finirà. Un po’ come il Barone rampante, nella sua scena finale, quando vola via aggrappato a una mongolfiera, senza toccare terra.

Niente mare, ma tante cose da fare. Visitare un cantiere, per esempio, quello delle OGR Torino, con tanto di caschetto da ingegnere. Oppure uscire in una sera di pioggia e incappare nella tesi di Cesare Pavese esposta nelle teche dell’archivio storico dell’Università di Torino dove, ho scoperto, è conservata anche la tesi di Italo Calvino e alcune carte che lo riguardano. Intervistare un sacco di persone dei più diversi ambienti, come viticoltori di città, ragazze che preparano e mangiano insetti, anziani ex tipografi o scrittori. E che scrittori. Con Mentelocale, per esempio, nel modo più rocambolesco possibile sono riuscita a entrare in via Biancamano, nella sede di Einaudi, e partecipare a una chiacchierata con una scrittrice premio Pulitzer, Elizabeth Strout. È stata una situazione surreale, emozionante come non mi accadeva da un po’, inaspettata e, devo ammetterlo, proprio bella. Sul giornale ho poi pubblicato l’intervista, mentre di quel pomeriggio vi racconto qui sul blog, come forse avrete già letto.

A settembre ho anche cenato su delle altalene colorate al posto delle sedie, che non è proprio da tutti, ecco. Come non è da tutti compiere 90 anni, che sono le primavere che può vantare mia nonna, alla quale abbiamo organizzato una festa di tutto punto, tra sorrisi e confusione felice. E poi altre onde, altre strade, altre letture. Sono stati davvero davvero tanti i libri letti a settembre, un po’ per lavoro un po’ per scelta. Ho per esempio dovuto divorare in breve tempo i tre libri della Strout Olive Kitteridge, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile, il nuovo. E quando ho intervistato Enrico Remmert per il suo nuovo La guerra dei Murazzi (che ho ovviamente letto), ho letto anche Strade bianche, il precedente, che mi è piaciuto tantissimo. Ho passato molto tempo al Circolo dei lettori, un po’ per lavoro, anche qui, e un po’ perché a settembre c’erano ospiti ogni giorno fantastici, come Diego De Silvia e Antonio Manzini, inventori dell’avvocato Vincenzo Malinconico il primo e di Rocco Schiavone il secondo. E poi ho potuto conoscere dal vivo Fabio Genovesi, di cui avevo appena finito di leggere Chi manda le onde, un romanzo bellissimo.

A proposito di libri e scrittori, settembre e le sue mareggiate hanno lasciato cose nuove sulla spiaggia. Tra le novità, la mia collaborazione con il magazine palerminato LuciaLibri, per il quale ho recensito l’ultimo libro della Strout e L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi, ultimo lavoro di Marino Magliani, scrittore ligure che racconta anche la mia terra e al quale per questo sono molto affezionata. In pentola, a proposito del rapporto tra letteratura e luoghi, bolle anche altro: vi aggiornerò, sicuramente sulla pagina Facebook di A contrainte. Tra le novità e le cose “di libri e scrittura” devo inoltre anche aggiungere un piccolo traguardo personale, ovvero la pubblicazione di un mio racconto per la posterzine veneta Lahar Magazine. Il giornale è distribuito in cartaceo, ma trovate il mio racconto anche qui, sul sito.

Insomma, ci sarebbe già di tutto per vivere con agio in mille mondi diversi senza annoiarsi mai, in questo settembre di onde senza mare dove, tra le altre numerosissime esperienze, ho anche visitato un castello incantato vicino a Pinerolo, riossigenandomi tra tronchi secolari e grandi chiome già rossastre d’autunno, e scoprendo nuove storie. Eppure c’è anche dell’altro. Due viaggi, brevi ma ugualmente significativi. Il primo a Verona, per vedere Zucchero all’arena festeggiando un’amicizia importante, il secondo a Ferrara per partecipare a un workshop con Domenico Starnone nell’ambito del Festival di Internazionale. Avanti e indietro per la Pianura Padana, si raccolgono volti, altre storie, pensieri, ma soprattutto ci si ritrova in città già visitate, dove a ogni angolo occhieggiano ricordi ed episodi. È un po’ come sentirsi a casa in ogni luogo, ed è una sensazione bella, che può anche portare alla malinconia di casa, ma alla malinconia buona.

Legante ideale del mese, neanche a farlo apposta, Italo Calvino. A lui pensavo quando entravo in via Biancamano e attraverso una raffinata scalinata con corrimano in ferro battuto facevo ingresso negli stessi corridoi dell’Einaudi che aveva percorso. Ancora a lui ho pensato con emozione all’archivio storico dell’università, immaginando a breve di poter vedere e sfogliare la sua tesi su Conrad. E ancora a lui ho pensato grazie all’aiuto di un’amica che mi permetterà di scoprire cose nuove su Calvino da fonti speciali. Sembra impossibile, poi, ma a parte aver trovato a una bancarella dell’usato, a Ferrara, Via Gemito, che è il libro con cui Starnone ha vinto lo Strega nel 2001, il prof-scrittore ci ha anche raccontato un episodio personale che riguardava Calvino. Erano gli anni Cinquanta, ha detto, e la sua fidanzata mandò un suo racconto in Einaudi. Rispose Calvino in persona, con una lettera in cui commentava il lavoro di Starnone dicendogli che era scritto come nell’Ottocento. Chiaro, non lo aveva detto così brutalmente, e poi aveva aggiunto in calce che c’era da lavorare, e che il giovane autore avrebbe dovuto perseverare.

Voglio quindi ripensare a questo mese pieno zeppo di cose come a un laboratorio per qualcosa che arriverà, o meglio a cui arriverò con tanto lavoro. “Fate delle cose belle nella vita – ha chiuso col sorriso il corso di tre giorni Domenico Starnone, dopo un magnifico viaggio all’interno delle storie dei grandi e dopo i piccoli momenti di ansia e gioia del leggere i propri lavori davanti a lui e alla classe – anzi, bellissime”.

Settembre 2017

“L’ora di pietra” – Margherita Oggero (Mondadori)

Settembre 2017

“Lacci” – Domenico Starnone (Einaudi)

Successivo