“In viaggio con Lloyd” – Simone Tempia (Rizzoli Lizard)

Era fine settembre, scoprivo con tantissima curiosità che sarebbe uscito a breve un romanzo di Simone Tempia che aveva per protagonista proprio lui, il maggiordomo Lloyd, colui che dà il nome alla pagina Facebook Vita con Lloyd e ai suoi immaginari dialoghi che, se ancora non conoscete, vi consiglio di andare a scoprire. Lloyd è un maggiordomo immaginario, impiegato nell’altrettanto fantasiosa magione di un Sir, co-protagonista dei dialoghi. Non è solo un valido domestico, pronto in ogni situazione a sostenere e aiutare il suo Sir, ma piuttosto una sorta di comprensivo e magnanimo amico, travestito da elegante e discreto consulente. Il tutto, naturalmente, ammantato di quella meravigliosa aura che solo le invenzioni letterarie sanno sprigionare.

Perché dico letterario se, finora, vi ho parlato di una pagina Facebook, o meglio di un progetto di Simone Tempia, che nella vita scrive per Vogue? Perché, se già lo scorso anno ero stata piacevolmente sorpresa dall’uscita in volume per Rizzoli Lizard di alcuni tra i più bei dialoghi di Sir e Lloyd (il volume era omonimo della pagina Vita con Lloyd) questa volta, con il romanzo In viaggio con Lloyd, il nostro autore ha raggiunto l’obiettivo più bello: una storia pubblicata, da sfogliare, con cui sognare, ma soprattutto con cui viaggiare (ed ecco anche perché l’immagine che ho scelto per questa recensione è tratta dalla pagina Facebook di Lloyd e guarda caso è una simpaticissima valigia-maggiordomo di Gianluca Folì che spero non mi denunci se uso il suo lavoro sul mio sito: era troppo bello).


Qual è lo spunto per questa storia? Un invito: quello che il Destino, diventato in questa vicenda un distinto e un po’ permaloso signore, fa a Sir. Sollecitato dalla chiamata, alla quale, se non rispondesse, dovrebbe rimediare accogliendo un’improvviso arrivo del Destino alla propria magione, Sir si mette in viaggio. Un viaggio che, in rima con i toni di tutta l’immaginaria situazione – il maggiordomo, le buone maniere, la delicatezza e la profonda discrezione – parte a bordo di un treno a lunga percorrenza. Inevitabile pensare all’elegante convoglio in stile Orient Express. Inevitabile, se come a me vi capita di intervistare al telefono Simone Tempia, comunicare anche a lui questa impressione, e sentirsi rispondere che sì, nel modo più assoluto: il treno a bordo del quale si imbarca Sir è stato pensato proprio così, con quelle forme, quell’atmosfera.

Pensate che davvero questo treno possa filare liscio fino a destinazione? Certo che no. Come da storia classica che si rispetti, accadono cose, arrivano inceppamenti e la storia di Sir, che non esita a tenersi in contatto in ogni modo con il suo maggiordomo, scrivendo lettere, biglietti, telegrammi e persino messaggi in bottiglia, si intreccia a quelli di svariati compagni di viaggio come una vecchia speranza travestita da paura giovanile. Perché dal proprio destino non si arriva mai in modo lineare e senza colpi di scena, lo ammetterete. Penso stia qui, in questa metafora di grande suggestione e raffinatezza la bellezza estrema della storia di Sir e Lloyd e l’idea del loro inventore: prendere quel nocciolo che ognuno tiene chiuso dentro, il nocciolo delle emozioni, delle paure, delle ambizioni, dei sogni e delle malinconie, e dargli ossigeno attraverso una storia che, in un clima assolutamente immaginario, diventa universale.

Non è tutto. La simpatia e l’empatia che il lettore sviluppa pagina dopo pagina non hanno certo solo a che fare con la condivisione dello stesso strano e apparentemente irraggiungibile destino, con le pietre che ci fanno inciampare durante il viaggio, gli abbagli o il superamento coraggioso di ostacoli. Il qualcosa in più, che piace e che ha reso Simone un autore a tutto tondo negli ultimi mesi e lo fa rimbalzare da nord a sud per tutta Italia e su nuove pagine di carta (leggo la sua pagina Facebook e ogni giorno scopro successi che mi riempiono di gioia e orgoglio del lettore della prima ora, come il racconto di Natale di Sir e Lloyd apparso sul Corriere e l’annuncio di una sua rubrica su un quotidiano nazionale) sono le maniere. Le buone maniere. Non c’è un filo di acredine, rabbia, sciatteria, disperazione angosciante: insomma, niente baratri sui buchi neri dell’umano e delle sue paure. Piuttosto, si tratta di ragionamenti pacati, emozionanti se vogliamo, e anche dolci, che non scadono mai eppure riescono a raggiungere il cuore, accendere una fiammella, scaldare, immedesimare, accarezzare e incoraggiare.

La lettura di questo libro è partita sotto la stella dell’emotività, me ne rendo conto. Non so perché, ma alcuni snodi della storia, come la traversata sul mare a bordo della barca dell’entusiasmo fluttuante, mi hanno commossa. Mi è sembrato di leggere, nei toni miti e nel contesto elegante e raffinato che fa dell’immaginazione un posto assai confortevole dove soggiornare, una situazione di vita universale. Di conseguenza, sono stata portata a ragionare sul fatto che, in quanto universale, è di tutti. Ma riuscire a raccontarne, riuscire a trasportare tutto dal mondo vero a quello di Sir e Lloyd nel disegno elegante e dolce di una serie di metafore (persino la maniglia della porta è una metafora, ha scherzato Simone al telefono durante l’itervista, e lungi dallo scherzo, vi invito a leggere questo romanzo per appurare che è davvero così) che colpiscono a segno, beh, quello che non è affatto capacità di tutti.

Come accennavo, ho avuto l’occasione fortunatissima di chiacchierare con Simone Tempia per un’intervista su questo nuovo romanzo. Ed è successa una cosa assai bizzarra: dopo una mezz’ora abbondante, a me sembrava di stare al telefono con un mio amico. Che è una cosa pazzesca, me ne rendo conto. Non so ancora spiegarmi il perché, so però per certo che, nei viaggi di Lloyd, nelle lettere di Sir e nella magione immaginaria, mi sento molto a casa. E ho anche un’altra certezza maturata nella lettura e rilettura e affermata ogni giorno con l’umiltà che leggo tra le righe dei post di Facebook di Simone e di Vita con Lloyd: ci sono persone che hanno doni e talenti, e quando riescono a esprimerli attraverso un lavoro artigiano di prove, altre prove, fatiche, aggiustamenti e umile consapevolezza, è entusiasmante vederne il decollo verso il successo. Ecco, credo che questa idea meravigliosa di inventarsi un maggiordomo immaginario e di mettere in scena un Sir che, come tutti noi, è alle prese con i salti e i perché della vita, sia vincente. Credo che allestire una scenografia pacata e sobria sia altrettanto funzionante. E sono convinta che i toni ricamati tra metafore, quelli che raccontano di cadute e debolezze, di incertezze e di speranze che tutti abbiamo, siano un filtro stupendo con cui guardare il mondo.

Ecco perché si innesca questa cosa strana che mi fa percepire l’autore à la Holden, come una persona a cui telefonare per condividere entusiasmi ed emozioni. Ed ecco perché Lloyd, alla fine di questo viaggio, sarà anche un vostro amico. Di questo romanzo segnerete stralci di dialoghi e risposte, forse, li appunterete su biglietti per gli amici, li invierete via whatsapp, o li appenderete nella vostra bacheca per ricordarvi che, nonostante il lungo e faticoso viaggio di Sir, a casa c’è sempre un maggiordomo immaginario pronto a darvi una mano, rivelarvi scenari che non avevate considerato e attutire ogni vostra caduta. Oltre che, naturalmente, a prepararvi i bagagli prima di un viaggio e stirarvi alla perfezione ogni camicia!

Piesse: questa, meno che tante altre che ho scritto in questo luogo di pixel e contraintes, non è evidentemente una recensione. Ecco perché ho atteso tanto a scrivere di questo libro: pensavo che l’affetto sarebbe evaporato, che sarei riuscita a scrivere di Lloyd in modo neutrale. Ma più passa il tempo, più mi ci riaffeziono, e noto con entusiasmo che accade anche a tantissimi altri, infatti il libro sta andando benissimo nelle classifiche di vendita. Insomma: non sarà una recensione che incensa un libro e scatena acquisti – accade già senza la mia voce, per fortuna. Dietro le poche ambizioni di questo post, quindi, resta solo un immenso e gratuito piacere, quello di condividere una cosa bella, ma bella bella. Fidatevi!

 

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