Vedere Camilleri

Un pomeriggio, stancamente e senza attenzione, scroll del telefono. L’occhio fissa qualcosa. Aspetta, aspetta: fammi tornare indietro. E così scopro che il 30 ottobre Andrea Camilleri sarà a Milano, al teatro Franco Parenti, a presentare l’ultimo libro edito da Rizzoli Esercizi di memoria, insieme a Lella Costa.

“Devo andarci” mi dico in un baleno. E senza pensare a niente – al giorno, che poi scoprirò essere un lunedì, alla logistica, alla persona a cui chiedere di accompagnarmi per condividere il momento – acquisto due biglietti. È fatta, sono decisamente appagata: Camilleri è molto anziano e ragionevolmente si sposta poco, magari a Roma, dove vive. Per una volta che sale a nord, devo farcela, devo vederlo dal vivo, mi dico. Perché poter vedere e ascoltare questo geniale scrittore in carne e ossa, e dalla sua viva voce, roca di sigarette e melodiosa di Sicilia, era da sempre uno dei miei sogni.

A quel punto, prenotato il posto a teatro, ho dovuto pensare alla logistica, e grazie a gentilezza, entusiasmo e un pizzico di follia degli amici, tutto si è sistemato. Ieri, dunque, eccoci a Milano, al Franco Parenti dove per fortuna, arrivando un po’ prima, abbiamo conquistato ottimi posti. Tra il pubblico, in prima fila, anche Moni Ovadia. Camilleri smuove chiunque.

Infatti quando è uscito sul palco, curvo sui suoi 92 anni, le mani sulle spalle di Valentina, la ragazza che scrive per lui e lo aiuta a muoversi da quando non ci vede più, è partito un applauso trascinante, durato dieci minuti, così, senza che ancora nessuno avesse detto una parola. Camilleri si è seduto, salutava con le mani, sorridendo.

Poi Lella Costa ha preso la parola: “Mi dispiace, Andrea, che tu non possa vedere questa platea meravigliosa”.
Risposta: “la sento”

E lì, è scattato un altro applauso. Perché quell’uomo sul palco, classe 1925, ha davvero 92 anni sulle spalle, e si vedono. Il punto è che non si sentono. Intendo – ovviamente – per noi pubblico, noi che aspettiamo la voce tipica, che già conosciamo, e quella arriva, con il suo siciliano, forte e chiara, presente e viva. Perché Camilleri è così: un portento di intelligenza acuta, umanissima, e di  vita, di leggerezza. Oltre a essere un indiscusso mago dell’arte di narrare, anche dal vivo, in presa diretta, con la sola voce.

Gli Esercizi di memoria in fondo sono il risultato di questo talento innato e frutto di decenni di lavoro: un racconto al giorno, per 23 giorni. Racconti dettati per essere scritti, in un’arte che Camilleri ha dovuto apprendere e plasmare da quando la vista è andata via. Infatti Lella Costa gli ha domandato cosa rappresentasse prima e cosa sia ora per lui l’oralità. La condizione della scrittura – ha spiegato Cammileri – è l’oralità, è centrale. “Ho sempre letto ad alta voce le pagine che scrivevo, e poi le leggevo a mia moglie come prova finale”. Se la moglie storceva il naso, niente da fare, lo scrittore tornava nel suo studio a rifare, “finché trovavo il ritmo giusto per il fluire della narrazione“. Certo, dettando la scrittura si fa diversa, ha spiegato l’autore, se sei tu a scrivere hai sempre sotto gli occhi quello che hai scritto prima, se detti, no. “Allora mi è venuto in soccorso il teatro – ha raccontato- mi sono costruito un palcoscenico mentale dove vedo i personaggi muoversi, ho dato loro una collocazione ideale”.

Vista, oralità, immaginazione. Esercizi di memoria sembra essere un distillato di questi elementi. I racconti, riaffiorati vividi nella memoria di Camilleri (“mi ricordo benissimo la scena – ha detto rievocando un episodio a toni noir di quando era ragazzo, incluso nel libro – persino la luce della grotta”) dettati per essere scritti, sono accompagnati da una serie di illustrazioni di diversi autori, le cui età seguono il progredire nel tempo delle stesse narrazioni, alcune delle quali risalgono agli anni Quaranta, testimoni di un tempo che oggi sembra lontanissimo, impossibile.

Che nel libro ci fossero delle illustrazioni che non vedrò mai, mi ha entusiasmato

Ha sogghignatoCamilleri. Che, nonostante la perdita delle vista, ha tutti i sensi vivissimi, pronti a pedalare con una benzina fatta di simpatia, risate e quella leggerezza calviniana di cui tanto si parla, ma che raramente si vede in azione su qualcuno. Sarà l’età, la saggezza, una vita passata a raccontare, ma lo ha ribadito lui stesso, ridacchiando al sentire alcune letture dal suo testo: “la mia droga è il senso dell’ironia“.

Di ironia, neanche a dirlo, ce n’è tantissima in questi raccont. È la stessa ironia delle pagine dei romanzi, quella che amo in Montalbano, che me lo fa sentire amico, calato nel mondo. L‘attenzione estrema alle pieghe umane, pensieri e relazioni, con un tocco da gag che, come ha evidenziato Lella Costa, rende perfette queste narrazioni. Insieme alle chiuse: le chiuse dei racconti di Camilleri sono perfette, ognuno vorrebbe saper inventare e scrivere delle chiuse così.

Tra letture, episodi rievocati con protagonisti come Eduardo De Filippo, il poeta Vincenzo Cardarelli, bicchieri di grappa per superare l’ansia da soffocamento della montagna, e ancora una stazione di Napoli distrutta nel 1945 o un misterioso psichiatra svizzero, l’incontro è durato quasi un’ora e mezza. Uno scroscio di applausi ha salutato Andrea Camilleri che, infine, con le poche forze si è voluto alzare in piedi a salutare il pubblico, i palmi delle mani alzati, il sorriso felice, l’amicizia palpabile di tutti in sala.

E poi la mia consapevolezza, di aver partecipato a una cosa bella, aver visto dal vivo quanto una voce che apprezzo tanto non può più vedere. Vedere Camilleri. Occhi e suoni, immagini, visioni, parole, racconti. Tutto questo e universi che ritroverò sulle pagine, ma di cui volevo conoscere l’inventore. Ecco, accontentata: Camilleri è proprio come lo si immagina e lo si vede in tv, ma quello che si apprezza dal vivo è la sua ironia vitale, che è superiore a qualsiasi altra cosa. Le parole mai usate a caso, la sapienza del racconto, di cui calibra il ritmo e il respiro, un narratore abilissimo, lo si starebbe ad ascoltare ore, per come incanta e per le mille facce e situazioni che ricorda. Tutti ricordi felici, come ha spiegato all’inizio della serata, e divertenti: ecco perché li ha scritti. Ed ecco forse perché insieme a Lella Costa speriamo tutti che altri ricordi prendano forma tra le pagine, che questa raccolta Esercizi di memoria non resti un unicum.

“A presto” ha salutato Camilleri rivolto al pubblico.
A presto. E intanto grazie, Maestro

 

Vedere Camilleri

“Strade bianche” – Enrico Remmert (Marsilio)

Vedere Camilleri

Ottobre 2017

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