Come il Divoratore di Libri

Quando ero piccola avevo un abbonamento a Mondo Junior, una rivista per i piccoli lettori del Club Mondo Junior di Mondadori. Ricordo che il giornalino arrivava con la posta, a casa, e non vedevo l’ora, e quando era tra le mie mani diventava cosa sacra come il Topolino del mercoledì, a cui dedicare spazio e tempo speciali. Il tempo, quello di qualche ora, lo spazio, quello della tana in camera, che poi si trasformava immancabilmente in quello dilatato del lettore vorace, in luoghi e immaginari che si infilavano tra le piastrelle del pavimento della camera e davano tutta un’altra atmosfera, trasportandomi in mondi lontani. Sulla quarta di copertina del giornalino erano pubblicate, a proposito di voracità, le storie del Divoratore di Libri, un fumetto di Alberto Rebori di cui ho perso le tracce ma che mi suscitava irresistibile simpatia.

Ecco, è al Divoratore di Libri che mi è venuto da pensare alla fine della scorsa settimana, uscita dal fuoco incrociato di una danza di impegni lavorativi che hanno avuto tanto a che fare con il mondo dei libri e dell’editoria, e pronta a riprendere fiato perché anche questa settimana sarà densissima di cose lavorative che hanno a che fare con i libri. Ho ingurgitato libri per tutta la settimana, partendo da Divorziare con stile di De Silva, il nuovo romanzo dell’avvocato Malinconico, passando al romanzo del maggiordomo immaginario Lloyd, nuova uscita letteraria di Simone Tempia, che peraltro ho avuto la fortuna di intervistare al telefono. E poi mi hanno avvisato che avrei dovuto incontrare Ian McEwan, in procinto di ricevere il premio Bottari Lattes Grinzane, e così mi sono tuffata nel romanzo nuovo che per ripicca (non ero riuscita a entrare all’evento torinese con protagonista McEwan lo scorso marzo) avevo scartato, Nel guscio, e di conseguenza ho voluto superare un antico inceppamento e ho ripreso Espiazione, finendolo e amandolo nel profondo.

Il tutto, in pochissimi giorni. Quasi un libro al giorno, pagine sfogliate in ogni momento libero, in ogni luogo, su ogni mezzo di trasporto e superficie, a ogni ora della giornata e ovviamente anche della notte. Come avere una seconda vita parallela. Mi sentivo così, ore in cui ero libera di uscire, vedere persone, lavorare e porre domande o preparare pezzi, e ore in cui ero assorbita dalla storia dentro cui mi muovevo. Divorare libri per mancanza di tempo, divorarli perché servono per poter andare preparati agli incontri con gli autori, e divorarli perché si è promessa una recensione, perché ci si vuole un po’ sfidare, perché quei libri li si deve presentare, e perché, inutile negarlo, si è infinitamente curiosi.

Confesso che una settimana così è stata un po’ stancante. Non mi sono limitata a leggere, entrando e uscendo scriteriatamente da mondi narrativi che ogni giorno cambiavano. Anche la mia vita extralibresca è stata immersa nel mondo editoriale, con tantissime incursioni al Circolo dei lettori, per ascoltare di libri e ribadire la voglia di leggerli, quei libri, con un salto in Einaudi per prendere un libro su cui preparare un’intervista, con il monitoraggio delle uscite editoriali di autori torinesi, che ha fruttato un articolo, con un mio raccontino (ino, ino!) che ha deciso di uscire proprio questa settimana per la rivista Tuffi e con una bella e appagante presentazione alla Libreria Ragazzi di Imperia che ha avuto per protagonista la collega Donatella Alfonso di Repubblica e il suo libro sull’Internazionale Situazionista di Cosio d’Arroscia.

E il resto della vita? Il resto della vita si è infilato nelle pieghe, ci è riuscito nonostante tutto. Certo, il resto della vita si è curato poco della vita parallela votata ai libri, correva sui suoi binari. Essere Divoratore di Libri non è cosa banale, ci vuole una passione grande, capace di sopportare anche un po’ di solitudine. Ma se state pensando che si tratta della ovvia solitudine del lettore, qui vi contraddico, evocando una citazione calviniana mentre vi dico che no, non è proprio così quando si tratta di lavorare con i libri, i libri degli altri. Avvisare gli amici che si sta leggendo potrebbe spingerli a considerarvi delle sorte di nullafacenti, ma gli amici non sanno che se si legge per lavoro non si può, come il Divoratore di Libri dei fumetti di quando ero bambina, ingurgitare materia narrativa lasciandosi trascinare nell’empatico mondo della lettura, dimenticando tutto il resto. No, quando si legge per lavoro di solito si sta lì con una matita e dei fogli in mano, a mappare concetti, a individuare temi ricorrenti, quelle che in semiotica si chiamerebbero isotopie, cioè linee coerenti di senso, a segnarsi dubbi e domande, segni particolari, citazioni da tenere a mente. Il varco con la realtà non si chiude affatto, anzi, è una botola ben aperta che lascia passare materiale da un mondo all’altro.

In questo viavai tenere ordine ed evitare ammassi di confusione è complicato, c’è il rischio di mescolare i mondi, lasciarsi prendere dalle storie e dimenticare il lavoro, o viceversa tenere attiva la sirena del lavoro e non riuscire a entrare nel testo. Altrimenti detto: è vero, leggo per lavoro, ed è un grande privilegio, divoro libri in tempi stretti e questo mi dà la possibilità di leggere tantissime cose, e di arricchirmi, ma non leggo, o almeno non lo faccio sempre, per passione, che è ben diverso.

Ecco perché, ed è una cosa che questo post vuole un po’ giustificare, le recensioni sul blog sono diminuite: un po’ perché non ho tempo, un po’ perché il tempo che ho l’ho dedicato a recensioni per altri canali, e parlare due volte di uno stesso libro potrebbe non essere un’idea felice, un po’ perché nell’assai raro tempo libero che mi resta ogni tanto affogo tentando di smaltire i libri che devo leggere per lavoro per arrivare a lui, il più bello, il dolce preferito dal Divoratore di Libri: il libro che volevo leggere. Nel frattempo, il mercato editoriale non si ferma, escono decine di libri nuovi ogni settimana, titoli, autori, trame e quarte di copertina. Che sia un po’ stressante, è vero, ma tengo a bada la stanchezza ripensando alla faccetta simpatica di quel personaggio che mi piaceva tanto, il Divoratore di Libri. E sotto sotto un po’, nonostante tutto, mi ci identifico ancora oggi, quando divoro libri per lavoro e passo settimane tra frenesia reale e tanti e sempre diversi mondi letterari.

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“Lacci” – Domenico Starnone (Einaudi)

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