Lavanda, girasoli e una Citroën 2CV

Il giallo intenso dei campi di grano e delle tondissime teste di girasole, l’azzurro terso di un cielo di piena estate, le onde blu violetto delle coltivazioni di lavanda. La Provenza è questi tre colori, colmi di rilassatezza tipica del midi francese e dell’immaginario cromatico di Van Gogh e Cézanne. Sull’altopiano di Valensole è tutto davvero così, come in un quadro: dolcissimi pendii percorsi dai filari di lavanda, che creano curve di un intenso color blu-lilla e profumano l’aria, macchie gialle, capannoni di forme così classiche da sembrare finti, pagliai, casette affastellate con persiane color (!) lavanda, trattori. Manca solo di veder spuntare da dietro una collinetta una Citroën 2CV di un colore sgargiante, un dettaglio che si aggiunge in modo così naturale all’allestimento già perfetto del paesaggio. E chissà perché, nel mio immaginario, è proprio una Citroën 2CV, la “500” dei francesi, l’auto economica e versatile che sembra essere stata creata apposta per sposarsi con le forme dolci, la spensieratezza e la felicità che emana il colpo d’occhio unico di una giornata di giugno.

Mentre in Italia si andava definendo una domenica estiva ingombra di umidità e nuvole basse, l’altopiano di Valensole mi ha riservato una giornata dorata, nel senso concreto e metaforico. Non ero mai stata in Provenza, e non credevo possibile che quanto dipinto dai grandi autori francesi esistesse davvero, così, esattamente come lo avevano tradotto loro da sensazione a colore e immagine. Tutto, tra quei campi color lilla intenso e profumato di cose buone, sapeva di estate, di serenità. Cappelli di paglia, abiti bianchi, freschi e svolazzanti, il cammino pacifico di una Citroën 2CV che attraversa il nastro della strada tra girasoli e grano, come in un film. Come mi punzecchiava il ricordo di “Vino, patate e mele rosse” di Joanne Harris, che lessi anni fa e che se da un lato ricorda le atmosfere così francesi del film (e precedente libro) “Chocolat”, dall’altro racconta proprio la Provenza, la sua mite dolcezza fatta di cose semplici, di colori intensi che restano nel cuore.

L’accento dei francesi di Provenza è dolce e mite, come il loro paesaggio, è intessuto del caldo del sole, del frinire delle cicale, del profumo di lavanda (che a dire la verità è “lavandin”, specie di cui ignoro il nome italiano, ma che a differenza della lavanda ha un odore più deciso e cresce a grossi e tondi cespugli, con rami che non sono mai singoli ma sempre a tre). Giallo, azzurro, lilla: i colori li senti anche nella prosodia del loro parlare, che ricordi essere all’origine della prima lingua neolatina, il provenzale, la langue d’oc. La lingua dei trovatori, che cantavano l’amore, lavorando a fondo sulla parola scritta (trobar clus, difficile, arduo), o adattandosi all’ascolto di un pubblico più alla buona (trobar leu, poetare dolce). Tra le onde dei campi e l’incredibile colpo d’occhio di quel paesaggio unico, immaginandosi al volante di una Citroën 2CV con un cappello di paglia e un abitino estivo, sembrava quasi di sentirli e vederli quei poeti, che già secoli fa ricreavano a parole l’incanto della propria terra.

E pensavo alla bellezza, ai confini che non esistono se non sulle carte, perché di lavanda è fatta anche la Liguria alpina al di là della frontiera, e di echi dei trovatori è intessuto il dialetto, e così le lingue e idioletti dell’Occitania, quell’inesistente regione geografica, che ha dignità solo nella storia linguistica e culturale a cavallo tra due stati e tre regioni: Provenza, Liguria, Piemonte. Delle ultime due conoscevo già molto. Mi mancava un salto nelle atmosfere e nella bellezza tutta estiva della prima: la Provenza. Ed è stato un salto breve ma intenso, che consiglio a chiunque abbia sempre sognato di potersi tuffare dentro un quadro, come succede a Mary Poppins con i dipinti a gesso fatti da Bert lungo la via.

Lavanda, girasoli e una Citroën 2CV

“La prima regola degli Shardana” – Giovanni Floris (Feltrinelli)

Lavanda, girasoli e una Citroën 2CV

Giugno 2017

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